La cistite post coitale

La cistite dopo i rapporti (post-coitale) è l’infiammazione della parete vescicale che si verifica 24-72 ore dopo un rapporto sessuale, attraverso un aumento della frequenza urinaria, dolore durante la minzione, fastidio sovra-pubico e talvolta comparsa di sangue nell'urina.

Fattori predisponenti:

1) infezioni (il germe responsabile, nell’85-90% dei casi, è l’Escherichia Coli). In passato si riteneva che l’infezione fosse acclarata solo in presenza di germi all’interno dell’urina: di conseguenza, in assenza di tali germi, si concludeva che tutto era “normale”, nonostante i sintomi riportati dalla donna. Oggi sappiamo che le cose non stanno sempre così. Una volta raggiunta la vescica, infatti, l’Escherichia Coli si libera della sottile capsula che la riveste, penetra nell’urotelio (l’insieme di cellule che riveste la parte interna della vescica) e lì si moltiplica formando una “comunità batterica intracellulare” (detta anche “biofilm patogeno”). In questo modo diventa meno raggiungibile dagli antibiotici e dalle difese immunitarie, crea uno stato di infiammazione cronica e rimane in agguato, pronta a reinfettare l’urina non appena le difese immunitarie si abbassino ulteriormente e/o si accentuino i fattori scatenanti come quelli di traumi diretti dovuti alla penetrazione durante i rapporti sessuali.

2) La carenza di estrogeni, da cui dipendono sia l’innalzamento del pH con alterazione dell’ecosistema vaginale, che rende la vescica più vulnerabile all’attacco dei germi, sia la maggiore sensibilità a traumi meccanici;

3) la stitichezza ( o i dismicrobismi intestinali), che favoriscono le infezioni da Escherichia Coli con il passaggio interno di germi dall’intestino alla vescica (“traslocazione batterica”);

4) l’eccessiva contrazione (“ipertono”) del muscolo elevatore dell’ano che chiude in basso il bacino che rende difficile e doloroso il rapporto sessuale.

5) la secchezza o l'atrofia vaginale come la mancanza di lubrificazione nelle giovani donne per problemi legati allo stress o all'ansia da rapporto doloroso o l'atrofia in menopausa per una carenza fisiologica di ormoni. Ll’uretra infatti è circondata da una fitta rete di vasi sanguigni, che si congestionano con l’eccitazione, formando una sorta di “manicotto” ammortizzatore che protegge l’uretra stessa e il trigono vescicale dalla sollecitazione meccanica della penetrazione. Se però l’eccitazione è insufficiente, per un problema di desiderio o perché la donna avverte già dolore, questa protezione viene meno, facilitando la cistite.

Diagnosi. Come possiamo approfondire la causa scatenante ?

  • Innanzitutto, bisogna effettuare un esame delle urine con antibiogramma per una diagnosi sull’eventuale germe in causa e sugli antibiotici cui sia più sensibile, ed eventualmente un tampone uretrale alla donna, una spermiocoltura/tampone uretrale al partner se si sospettino infezioni recidivanti per evitare l'effetto ping-pong;

  • Valutare la lubrificazione e lo stato estrogenico e il pH vaginale;

  • Indagare il tono dei muscoli perivaginali: uno spasmo del muscolo elevatore dell’ano, associato a mialgia, può facilitare il trauma meccanico della vescica;

  • Considerare la componente sessuale: se il desiderio è scarso, l’eccitazione e la lubrificazione sono inadeguate, e/o se il rapporto provoca dolore, viene meno la congestione vascolare che protegge la vescica.


Terapia. Come ci si può curare ?

Dipende da che cosa provoca la cistite.

Ormai abbiamo capito che le cause sono molteplici e sesso correlate: una diagnosi incompleta e una terapia che non le affronti nella loro globalità possono costituire paradossalmente un fattore di mantenimento del disturbo nel tempo, anziché di guarigione. Una valutazione corretta, quindi, può farla solo il ginecologo di fiducia della sua fidanzata. A livello di semplici consigli, che non sostituiscono in alcun modo gli orientamenti del vostro medico, posso raccomandare di:

  •  fare terapia antibiotica solo in caso di cistite infettiva, in modo mirato (dopo antibiogramma), a dose piena curando qualora presente anche l'infezione del partner

  • modulare l’infiammazione con palmitoiletanolamide, che riduce l’iperattività dei mastociti, le cellule di difesa responsabili, in determinate circostanze, dell’infiammazione cronica;

  • normalizzare il pH e l’ecosistema vaginale, se compromessi da precedenti cicli di antibiotici, con acido borico, vitamina C e gel che liberino ioni H+;

  • migliorare la risposta sessuale, curando l’eventuale secchezza vaginale e il dolore ai rapporti;

  • rilassare i muscoli perivaginali, se contratti, con automassaggi, stretching o biofeedback elettromiografico;

  • curare il dismicrobismo intestinale, se presente, con un’alimentazione e un’idratazione adeguate;

  • assumere per evitare recidive infettive destro mannosio (uno zucchero inerte estratto dalla corteccia di betulla) ed estratti di mirtillo rosso, che riducono il potere aggressivo dell’Escherichia Coli nei confronti della mucosa vescicale, ed N-acetil-cisteina, che “scioglie” la rete proteica dei biofilm patogeni;

  • utilizzare compresse, gel e in ultima analisi applicazioni intravescicali di acido ialuronico che ultimi studi hanno evidenziato essere in grado di immagazzinare una grande quantità di acqua e svolge un ruolo chiave nel mantenere l’integrità dei tessuti e nel facilitare il processo di guarigione e di rigenerazione dei tessuti favorendo l'eliminazione di quel biofilm patogeno alla base di numerosi cistiti postcoitali;

  • fare pipì prima del rapporto sessuale e rifarla subito dopo insieme ad una lavanda vaginale specifica per diminuire il più possibile la contaminazione batterica, bere abbondante acqua dopo il rapporto.

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